Una domanda ricorrente, l’utilizzo dei polifosfati per prevenire la formazione di calcare è indicato o meno l’acqua per l’acqua destinata al consumo umano.
Per l’acqua a temperatura ambiente pochi problemi
Nella normativa relativa all’acqua potabile i fosfati non sono presenti, non hanno valori di parametro in quanto non rappresentano generalmente nessun particolare problema di tossicità. Anche nella letteratura internazionale non sono indicati valori limite per i residui di fosfati che possono essere misurati in un’acqua addolcita con aggiunta di questi composti. Gli unici valori sono per il parametro “fosfati” danno come dose giornaliera ammissibile una quantità pari a 40 mg/kg di peso corporeo (= 280 mg per un adulto di 70 kg). Ad eccezione dei neonati fino a 16 settimane di vita, i fosfati, anche quelli usati come additivi alimentari, sono considerati non tossici.
Perciò la quantità di polifosfati, residui di un processo di addolcimento dell’acqua, sarebbe comunque irrisoria, sempre che il sistema di dosaggio sia realmente proporzionale e gestica una rilascio non elevato. Non ci sono norme europee specifiche, mentre negli USA lo standar NSF 60 indica una concentrazione massima di 10 ppm
Per l’acqua calda l’utilizzo dei polifosfati non è indicato
Mentre l’acqua calda proveniente da un filtro che utilizza polifosfati non è considerata potabile e non deve essere bevuta né utilizzata per scopi alimentari.
Il motivo principale è legato alla degradazione dei polifosfati ad alte temperature:
- I polifosfati tendono a idrolizzarsi (scomporsi) in ortofosfati quando vengono riscaldati.
- Sebbene i polifosfati di per sé possano essere di purezza alimentare, gli ortofosfati risultanti, in determinate concentrazioni e condizioni, possono avere effetti sulla salute o comunque non sono autorizzati per il consumo umano in quelle specifiche condizioni.
- Inoltre, le alte temperature e il tempo di permanenza prolungato dell’acqua nei condotti possono favorire il rilascio di metalli pesanti (come rame e piombo) dalle tubature, rendendo l’acqua non sicura per il consumo. I polifosfati stessi, inibendo il calcare, possono favorire l’interazione tra acqua e metalli.
Per queste ragioni, i sistemi di dosaggio dei polifosfati vengono solitamente installati solo sulla linea dell’acqua fredda destinata alla caldaia o ad apparecchi specifici (come lavatrici o lavastoviglie), escludendo il contatto con l’acqua destinata al consumo

La cattiva pratica di inserire filtri con polifosfati nei sistemi di trattamento dell’acqua potabile al punto d’uso.
Per gli impianti ad osmosi inversa non ci sono particolari problemi ad inserire a valle del sistema un filtro con polifosfati per proteggere l’impianto stesso. Come abbiamo visto a temperatura ambiente non sono nocivi e servono a proteggere le membrane.
Negli erogatori d’acqua liscia fredda e calda non si dovrebbero utilizzare filtri con polifosfati, o meglio il circuito dell’acqua calda non dovrebbe utilizzarli. Le soluzioni sono diverse e tutte accessibili.
Visto che la quantità non è normata, la soluzione semplice ed ecominca è l’utilizzo di dispositivi ultraeconomici che rilasciano quantità elevate senza nessun monitoraggio. Se questo può andare bene per una lavastoglie, non è certo inidcato per la salute umana.




