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Punto di Erogazione acqua e il rischio di carica batterica

Abbiamo già scritto in passato sul tema edgli erogatori e i rischi della carica batterica. E’ una questione seria che non può essere affrontata commercialmente. Gli aspetti tecnici e di conduzione sono fondamentali. La possibile contaminazione dell’acqua può avvenire in tre modi. Attraverso il sistema di filtrazione, dal punto di erogazione come retro contaminazione oppure da zone non stagne verso l’ambiente esterno. Le scelte tecniche e la qualità dei materiali sono la base per definire un protocollo di gestione, una manutenzione ordinaria e nel caso straordinaria.

In questo articolo ci soffermiamo su di uno punto critico ben specifico, il becco di erogazione.

Sfatiamo un mito, la debatterizzazione sul punto di erogazione

Sterilizzare l’acqua al passaggio nel becco di erogazione non è possibile. I piccoli sistemi battericidi a raggi UV posti sul punto di erogazione non avranno mai una dose sufficiente per garantire la sterilità dell’acqua. Sviluppati per lo più con la tecnologia a LED, per questioni di spazio e assenza di isteresi (tempo che intercorre tra accensione della lampada ed emeissione della radiazione UVC)in alcuni casi vengono proposti come tocca sana. Aziende serie sono riuscite ad ottenere una dose di 10.000 micro watt/cm2, chè già un buon livello, ma del tutto insufficiente per avere una certezza di assenza di carica batterica. Lo standard NSF /ANSI è ben diverso

Questi dispositivi, con efficacia parziale, però si scontrano con altri aspetti non banali. Nel caso di acqua frizzante, non possono essere applicati, si avrebbero gocciolamenti continui mentre se utilizzati per l’acqua calda abbiamo una rapida opacizzazione delle superfici, con il conseguente crollo della trasmittanza e quindi della loro efficacia.

I sistemi a led con UVC hanno senso come protezione del punto di erogazione, sono una sentinella che protogge da fenomeni di retro contaminazione.

schema UV disinfezione punto di erogazione con tubo in quarzo

L’utilizzo del sistema con tubo in quarzo dove all’interno scorre l’acqua, irradiato da una sorgente UV esterna è di forte impatto emotivo ma di scarsa efficia. Nel 2005 ne sviluppammo alcuni prototipi con relativo brevetto. La luce UVC emessa da una lampada con vapori di mercurio scalda, e per funzionare deve essere sempre mantenuta accesa. Il tubo in quarzo, sia esso a U, o come serpentina mantiene al suo interno una quantità d’acqua che prende temperatura, la soluzione di accendere la lampada al solo passaggio non è serio, cesserebbe la funzione di firewall. Come già detto l’acqua frizzante non può passare al suo interno, in quanto lascerebbe traccia di co2 per la successiva. Da ultimo va segnalato il tema della manutenzione, il tubo in quarzo tende ad opacizzarsi e la sua pulizia non è per nulla agevole, per mantenere una adeguata trasmittanza deve essere sostituito ogni 6/12 mesi.

L’0zono la soluzione miracolosa che non c’è

La disinfezione a mezzo di ozono per molti è la soluzione geniale al problema della carica batterica negli erogatori. Spesso viene proposto come dispositivo su becco di erogazione contro la carica batterica

L’ozono è estremamente efficace come agente ossidante battericida ma allo stesso tempo un potente veleno per la salute umana. Come disinfettante viene utilizzato in alcuni impianti acquedottistici come pre-filtrazione . Anche i produttori di acque minerali lo utilzzano in maniera furbetta, per eliminare composti instabili e (e guarda caso per rendere l’acqua sterilie). Il vantaggio dell’ozono è che rapidamente decde e si dissolve (2O3 ⇋ 3O2). Il tempo di decadimento in acqua dipende dalla temperatura e dal pH. A 15 °C (con pH neutro 7) ci vogliono circa 30 minuti per dimezzarne la quantità, mentrre a 20°C servono circa 20 minuti. L’ozono frotemente ossidante può generare odori e sapori che devono essere rimossi con carbone attivo.

Ozono e gestione del rischio

Non si capisce come venga gestito il rischio di esposizione ad ozono negli erogatori d’acqua potabile trattata, visto la natura altamente tossica e la difficoltà di gestione, molti lo usano sull’etichetta e nella reclamizzazione del prodotto. Immaginiamo un becco di erogazione sul quale viene spruzzato di tanto in tanto dell’ozono in quantità tale da essere battericida, come si protegge l’utente finale dalla quantità residua ? Come si calcola la dose necessaria ? Come s protegge l’atomosfera circostante ? Per alcuni basta inserire un solo nano grammo (ppb) e poi si può scrivere sulla confezione sterlizzazione con Super Ozono….

La soluzione per molti è fare cosa che non fa nulla, un po’ di luce, un odorino e zac… il prodotto si vende….

per concludere il tema dell’ozono segnaliamo che per essere messo in commercio deve rispettare le norme dell’Echa, e in particolare il Regolamento UE 528/2012

Le membrane a fibre cave, una soluzione parziale

Le membrane a fibre cave hanno una porosità che scende sotto la dimensione minima dei batteri più minuscoli. Oggi si trovano in commercio membrane a fibre cave tra i 0,15 micron e 0,01 micron a costi accettabili. Sono una barriera meccanica sicura antibatterica, ma questo vale solo per l’acqua liscia e l’acqua fredda, mentre non è possibile utilizzarle sull’acqua frizzante e sull’acqua calda. Le mebrana cava, utilizzata con scopo antibatterico sul becco di erogazione, tende a ridurre la qualità e il perlage dell’acqua frizzante. Nello stesso tempo ha una dimensione tale che accumula al suo interno una certa quantità d’acqua frizzante che determina una serie di inconvenienti soprattutto se si volesse utilizzare la stessa membrana per le tre acque.

Oltre le trovate commerciali, il corretto approccio per limitare la carica batterica al punto di erogazione

Non ci stanchremo di ripeterlo, per contrastare il rischio di carica batterica sul punto di uscita bisogna agire su diversi fronti.

UVC  Led con funzione di contrasto alla retrocontaminazione

Qualità della progettazione, ridurre al minimo le zone dove l’acqua può stagnare,

Prevedere dispositivi contro la retro contaminazione come UVC sul punto di uscita, non sterilizza l’acqua al passaggio ma impedisce il rientro della carica battericad all’ambiente circostante

Qualità dei materiali. Non a caso la nuova normativa sui materiali a contatto con l’acqua destinata al consumo umano richiede test di validazione del prodotto, per limitare il rischio di crescita microbiologica (art 9 punto C del DLgs 102 del 2025)

Qualità della manutenzione ordinaria, un protocollo che definisca prodotto sanificante, dose, tempo di contatto e frequenza minima.

Formazione del personale tecnico destinata alla manutenzione. Come operare, con quali criteri e quali obiettivi da perseguire

Conduzione giornaliera dell’impianto. Un corretto approccio sulla gestione di tutti i giorni. Ad esempio rimuovere l’areatore e sanificare con acqua ossigenata. Non è un caso che la norma sul prelievo dell’acqua per il test microbiologico preveda appunto di rimuovere l’areatore, sanificarlo e quindi riposizionarlo, prima di procedere al campionamento

Un buon sistema di filtrazione. E si, se si usano filtri argentizzati in forma ionica, questo aiuta, a stabilizzare tutto l’impianto a valle del filtro


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